Rome Reconstruction - A Vision of Europe

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Nascoste


L A   R I C O S T R U Z I O N E   D I   R O M A


RICOSTRUIRE IL COLOSSEO COM’ERA DOV’ERA !
IMPARARE DA E.R. RECUPERANDO UNO STADIO UNICO AL MONDO

Tutti i giorni, nei Pronto Soccorso sparsi per il mondo, arrivano pazienti in condizioni più o meno disperate. Ci sono le vittime di incidenti stradali, le vittime di incidenti sul lavoro, gli incidenti domestici, i raptus di follia, etc.

I medici dei Pronto Soccorso sono pronti a intervenire. Immediatamente cercano di ristabilire una condizione di equilibrio nell’organismo. Cercano di stabilizzare il paziente e, poi, si dedicano a ripristinare la condizione normale dell’organismo. Se i pazienti hanno degli arti fratturati, la tecnica consiste nell’applicare dei tutori o delle ingessature. talvolta si deve anche operare, ma sempre si interviene con il fine di riparare ciò che è stato danneggiato, colpito, offeso.Riparare e recuperare COM’ERA, DOV’ERA.

E, grazie ai Pronto Soccorso, agli ospedali, i pazienti riescono spesso a recuperare la loro condizione, l’organismo recupera la sua funzionalità, torna ad essere “quello di prima”.

E’ la tecnica del RECUPERO ORGANICO. Si applica a qualunque organismo.

Anche gli edifici sono degli organismi. Sono organismi architettonici, costruiti da organismi umani per essere usati e abitati da altri organismi umani, all’interno di un grande organismo: la città.

Come gli umani, anche gli organismi architettonici soffrono, subiscono l’inesorabile passare del tempo, sono spesso colpiti, offesi, danneggiati. Talvolta, come negli incidenti più gravi, sono ridotti a uno stato pietoso: delle rovine.
Franceschini Ansa

Succede. La vita, i cicli degli organismi prevedono che ci sia una nascita, uno sviluppo, una maturità, un declino e, spesso, una condizione finale.

Quando gli organismi umani sono danneggiati, trovano dei fantastici medici che si dedicano al loro recupero, alla loro cura. Vengono trattati e curati in modo tale da essere riportati alla loro condizione di equilibrio, di salute, pre-traumatica.

Gli organismi architettonici, in Europa, non hanno la stessa fortuna.

Da circa 100 anni, quando sono danneggiati vengono demoliti o lasciati allo stato di “rovina”.

Questo non succede in tutto il mondo: In Russia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la città di San Pietroburgo che era stata quasi rasa al suolo durante i 3 anni dell’assedio delle armate naziste venne ricostruita com’era dov’era. I suoi ponti neo-classici con le balaustre metalliche a forma di fascio littorio vennero ricostruiti “com’erano dove erano” senza pensare che i fasci littori erano stati il simbolo del nemico. La residenza imperiale del Peterhof, la Versailles sul Baltico interamente distrutta per essersi trovata proprio sulla linea del fronte, venne ricostruita, con i suoi stucchi, le sue cornici dorate, le sue tinte pastello. Senza esperimenti, senza cambiamenti. Com’era dov’era.

Successe la stessa cosa anche in Italia quando, all’inizio del XX secolo, crollò il campanile di san Marco a Venezia e, di fronte al dibattito sulla sua ricostruzione o sulla costruzione di un nuovo campanile, Gabriele D’Annunzio lanciò il suo celebre grido: com’era dov’era!

E il campanile di San Marco è stato ricostruito organicamente. Uno splendido edificio moderno del XX secolo, rispettoso della tradizione e della grande cultura architettonica italiana.

Successe la stessa cosa anche con il Monastero benedettino di Cassino. Raso al suolo dal bombardamento alleato del 1944, è stato ricostruito organicamente “com’era dov’era” e oggi è uno splendido edificio moderno della seconda metà del XX secolo che parla a tutto il mondo e offre ai suoi visitatori l’immagine fedele del monastero medievale cresciuto organicamente nel corso dei secoli.
D’altra parte, è ciò che è successo anche nella capitale europea, a Bruxelles, quando, dopo il bombardamento francese del 1695, gli edifici delle Corporazioni sulla Grande Place sono stati ricostruiti esattamente “com’erano dov’erano” nello stile rinascimentale originario.

Purtroppo, non è successo altrettanto con Pompei, con Ercolano e con i Fori Imperiali di Roma.

Distrutti dai Barbari al tempo delle grandi invasioni del V secolo d.C., sono stati lasciati allo stato pietoso di “rovina” dopo essere stati usati durante il Medioevo e il Rinascimento come cave da cui estrarre i materiali utili alla costruzione dei palazzi e delle chiese.

Sappiamo perfettamente come curare questi organismi danneggiati, colpiti, offesi. Sappiamo perfettamente come ricostruirli, ma ciò non viene fatto per motivi ideologici. Per obbedire all’ultima ideologia totalitaria rimasta tra le tante che hanno infestato il secolo passato: il Modernismo architettonico.

Dato che il Modernismo architettonico pretende che la Storia sia finita con il 1918 e che, da allora, sia arrivato il tempo dell’UOMO NUOVO, del NUOVO ORDINE -esattamente come i vari regimi totalitari degli anni Venti del secolo passato sostenevano che era arrivato il tempo dei “nuovi regimi totalitari” di destra o di sinistra- allora anche i monumenti del passato devono essere lasciati come rovina, come testimonianza di un mondo e di una cultura “finiti”.

La Storia, invece, è andata avanti e i regimi totalitari degli anni Venti del secolo passato sono stati travolti e spazzati via. Oggi il concetto classico di DEMOCRAZIA, introdotto nella Grecia del V secolo a.C. è tornato a ispirare la vita politica e sociale del terzo millennio.

Comunismo, Fascismo, Nazional-Socialismo sono stati spazzati via anche se il loro fallimento è costato decine di milioni di morti in tutto il mondo.
Esattamente come il Modernismo architettonico ha prodotto vandalismi e vittime in tutte le città.

Per questo, ora che il concetto di Democrazia è tornato a dare forma alla vita delle società occidentali del Terzo Millennio è arrivato anche il tempo di riprendere a curare organicamente gli organismi architettonici malati, danneggiati, offesi. Soprattutto quelli che costituiscono le radici della nostra civiltà.

Per questo ha ragione il ministro Dario Franceschini ad avviare il dibattito sulla RICOSTRUZIONE del Colosseo.

Abbia solo più coraggio. osi di più. Abbandoni il feticismo che ha bloccato nel culto della rovina i nostri monumenti per 100 anni.

E’ tempo di imparare da E. R. E’ tempo di riprendere a curare organicamente i nostri monumenti.

Oggi è possibile riportare in vita i Fori Imperiali e, primo fra tutti, l’Anfiteatro Flavio. sarebbe un’operazione mediatica spettacolare. Sarebbe finanziata dalle multinazionali che lancerebbero una gara a mettere il loro nome sullo stadio più bello al mondo. Come hanno speso centinaia di milioni di euro per mettere il loro nome sullo stadio madrileno del Santiago Bernabeu, così non esiterebbero a finanziare con cifre astronomiche la ricostruzione del Colosseo.

Oggi ci sono decine di stadi costruiti in tutto il mondo ispirandosi all’architettura del Colosseo http://avoe.org/il-dall-ara-nel-mondo.html

Sarebbe una grande occasione di sviluppo per Roma e per tutta l’Italia.
Sarebbe un segno autentico dell’inizio di un vero Rinascimento.

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RICOSTRUIRE POMPEI. RICOSTRUIRE I FORI IMPERIALI.

Lo scandalo del crollo della Schola Armaturarum a Pompei è l’ennesima immagine, incredibilmente sintetica, della crisi in cui versa
un Paese in pieno stato confusionale. Le polemiche si sprecano sulle “colpe” senza che nessuno si renda conto del dato di fatto più importante.

Una “rovina” è destinata a crollare.
Inevitabilmente, immancabilmente. Sempre.

Certo, l’uso improprio del conglomerato cemEntizio armato ha contribuito, ma l’errore di fondo, la follia, è quella di considerare che le “rovine” si debbano conservare come sono. 2000 anni dopo l’evento traumatico che le ha trasformate da architettura viva e abitata a cumulo di macerie.

Una delle cose più illogiche e assurde di quello che si riconosce come Modernismo.

Si distrugge ogni legame con la propria Tradizione, si elimina la continuità tra chi ci ha preceduto noi e chi ci seguirà, si fa tabula rasa in nome dell’Uomo Nuovo e poi si conserva, del Passato, solo la sua versione caricaturale: la “Rovina”.

Un atteggiamento che Louis Sass ha bene spiegato dal punto di vista psichiatrico nel suo saggio “Madness and Modernism”.

Mai, nel corso della Storia, le civiltà hanno conservato, sempre, feticisticamente, le “rovine”.

Essendo il legame con la Tradizione un aspetto fondante delle civiltà pre-Modernismo, gli edifici del Passato si conservavano integri, si riutilizzavano quando si ritenevano degni di valore, si completavano quando interrotti, oppure si demolivano.

Oggi, nell’epoca dell’Uomo Nuovo tanto caro alle fantastiche ideologie del secolo passato, l’idea di continuità è annullata dalla pretesa infantile che dobbiamo distruggere tutto quello che ci precede per costruire qualcosa di “nuovo” dove per “nuovo” s’intende qualcosa di strano, fattoinqualunquemodo purchè senza alcun legame con la nostra tradizione architettonica.

E, per dimostrare che il Passato non esiste, lo si conserva allo stato di “rovina”.

L’assurdità di questo atteggiamento è nota.




Masterplan del Nuovo Eco-Quartiere del Corviale, Roma

Quando visitiamo la splendida Piazza San Marco a Venezia non c’importa sapere che l’unità architettonica della Piazza è stata raggiunta in vari secoli attraverso un lavoro di completamento secondo il linguaggio della grande tradizione classica italiana. E, ovviamente, non c’importa niente di sapere che il Campanile di San Marco è stato ricostruito all’inizio del XX secolo grazie all’azione di Gabriele D’Annunzio: “si ricostruisca subito COM’ERA DOV’ERA”.

Quando visitiamo la Grande Place a Bruxelles non c’importa nulla di sapere se le case delle varie corporazioni sono quelle originali del XV secolo o quelle ricostruite, identicamente, dopo il bombardamento a tappeto del Re Sole che aveva raso al suolo la città nel 1693. Ammiriamo la sua coerenza architettonica data, in questo caso, dall’uso del linguaggio rinascimentale filtrato dalla cultura fiamminga nell’articolazione in vari lotti gotici distinti.

Quando visitiamo Piazza SS. Annunziata a Firenze non c’importa sapere se i due lati “simmetrici” della piazza sono stati costruiti entrambi da Brunelleschi o se, uno dei due, è stato costruito un secolo dopo Brunelleschi rispettandone il disegno originale. Quello che c’importa è l’armonia dell’insieme.

Questo è quello che conta. L’armonia dell’insieme, non il gusto feticistico per la “pietra originaria”.

L’armonia dell’insieme. L’integrità dell’organismo.

Perchè è stupido e incredibilmente costoso mantenere
le “rovine” allo stato di “rovina” ?

Perchè, come sanno tutti i muratori, un edificio diventa stabile quando viene coperto. Si fa sempre una grande festa in cantiere quando si “copre” l’edificio. Quando si arriva a “fare” il tetto. Un edificio è un organismo e in un organismo non è mai sano lasciare lo scheletro esposto all’aria, all’acqua, alle intemperie.

Immaginate se al Pronto Soccorso di E.R. i medici adottassero lo stesso, infantile, atteggiamento. I pazienti arrivano dopo un terribile incidente e loro dicono: “bene così, dobbiamo conservare la traccia dell’evento. Lasciamo la frattura esposta”.

Fortunatamente la Medicina opera per salvare gli organismi e non per rispettare un’ideologia astratta.

Il pregevole libro di Richard Economakis “Acropolis Restoration” (Academy Editions, London, 1994) mostra perfettamente l’assurdità di questa ideologia modernista nel caso dell’Acropoli di Atene costruita come “rovina” artificialmente, demolendo le fortezze costruite dai Bizantini, dai Franchi e dai Turchi nel corso della Storia. Le pietre che vediamo oggi sono in gran parte nuove e il lavoro costante e magnificamente assurdo è quello di mantenere in piedi surreali scorci di colonne e trabeazioni sospesi nel vuoto invece di ricostruire organicamente l’Acropoli com’era nel V secolo a.C. al tempo di Pericle. Come aveva proposto Leo von Klenze al tempo di Re Ottone, alla fine della guerra d’indipendenza. Prima dell’epoca delle ideologie novecentesche.

Cosa si dovrebbe fare, allora, per Pompei? Per Ercolano? Per i Fori Imperiali?

Semplice. Andrebbero ricostruiti subito come vere e proprie città.

Sappiamo perfettamente come fare e la meraviglia di una città romana integra attirerebbe milioni di turisti in più e genererebbe flussi di cassa giganteschi. Oltre a porre l’Italia all’avanguardia della tecnica della Ricostruzione. Generando tecnici, maestranze e imprese specializzate nella ricostruzione di edifici di valore.

Mentre in Italia si fanno polemiche e si lasciano i nostri monumenti romani in “rovina”, se si vuole oggi visitare una vera villa romana, un’autentica villa romana, bisogna andare a Malibu, in California, e visitare lo splendido Paul Getty Museum costruito, all’inizio degli anni 70, dagli architetti Langdon e Wilson nello stile della Villa dei Papiri di Ercolano.

Uno splendido esempio di continuità della cultura occidentale e di vitalità architettonica.

Lasciare Pompei nello stato pietoso in cui versa è assurdo e patetico. Altri edifici crolleranno, altre “rovine” si disintegreranno. Inevitabilmente.


Speriamo che il Ministro della Cultura abbia il coraggio di lanciare una nuova politica forte e, per una volta,
autenticamente, innovativa.
 
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